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Stefano Bergonzini relatore al 36° Profilo Donna: la lezione di Calamandrei e Jasonni

MODENA – È stato un grande onore per me essere invitato come relatore al convegno inaugurale del 36° Premio Internazionale Profilo Donna, accanto alla presidente dell’Intergruppo Parlamentare per il Patrimonio italiano On. Avv. Cristina Rossello (Forza Italia), alla stilista Anna Marchetti, a Elisa Weltert (General Manager Sud Europa Maserati), a Claudia Cremonini (Gruppo Cremonini), a Simone Ricci (Confindustria Ceramica) e a Laura Solieri (coordinatrice di Modena Capitale del Volontariato), con un gradito fuori programma di Stefano Bonaccini, europarlamentare PD.

 

Per prepararmi ho riletto un libriccino prezioso appena ripubblicato da Sellerio, “Per la scuola” di Piero Calamandrei, con introduzione di Tullio De Mauro e postfazione di Franco Lorenzoni.

Rileggendo Calamandrei mi sono tornate in mente le lezioni di Storia e sistemi dei rapporti tra Stato e Chiesa del professor Massimo Jasonni. A cosa deve dare accesso prima di tutto l’informazione? A una piena cittadinanza. Alla possibilità di discernere, di scegliere la propria classe dirigente, di rendere compiuta la democrazia rappresentativa.

 

Come diceva il giurista, l’informazione deve essere «garanzia di liberazione sociale».

Sembrano discorsi di un mondo che non c’è più, quello della carta stampata. Invece sono attualissimi. Oggi noi che facciamo informazione cosa puntiamo a fare? A formare cittadini liberi e consapevoli? O, complici i nuovi media digitali, a riprodurre lo stress e la ferocia dei social, oggi amplificata dalla manipolazione dell’IA?

Io credo che chi fa comunicazione debba tornare a lavorare per garantire libertà, democrazia e il ripristino dell’ascensore sociale attraverso il merito.

La solitudine dell’influencer

C’è poi un secondo tema che vorrei condividere e riguarda le nuove professioni digitali.

Su Instagram Paulina Cee, influencer di Manhattan con oltre 300mila follower, racconta così la sua sera: rientra in un appartamento piccolo e curatissimo, si toglie le scarpe, disinfetta telefono e gioielli, inizia la sua routine di creme per il viso, una cena super salutare, una seduta di luce pulsata, qualche coccola al gatto Lucas e due palline di gelato davanti alla TV.

Nessuna festa, nessun appuntamento mondano. Esibisce solitudine, non mondanità. E lo fa sulle note di Introvert Heaven, il paradiso degli introversi.

Non è un caso isolato. Sono le Loneliness Influencer, le influencer della solitudine. Donne tra i 25 e i 40 anni che documentano una vita senza partner, senza amici stretti, senza agenda piena di impegni. Esattamente il contrario di ciò che su Instagram crea invidia.

E qui sta il loro successo: non suscitano invidia o aspirazione, ma immedesimazione. Non tutte possono permettersi vacanze in hotel a 5 stelle, ma tutte possono ritrovarsi sole a casa un venerdì sera.

Come Lana Isa, 24enne di Toronto, sales manager nel software: su TikTok @lanasololife ha quasi 200mila follower e 6 milioni di like mostrando cene solitarie con pizza surgelata, spese al supermercato alle 10 di sera, ore di lettura sul divano, tramonti visti dalla finestra. Sempre e solo lei. Nessun altro inquadrato.

Solo lei, le sue cose, e la pace dai Social che dice di aver trovato.

 

 

 


Stefano Bergonzini

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